MILANO GAMES WEEK/ANNO ZERO

Sono anni che partecipo al Milano Games Week e ogni anno riesce ad insegnarmi qualcosa di nuovo. E’ diventato la mia guida personale nel mondo videoludico e la prima mia esperienza nel settore.

Un anno ho imparato a conoscere le persone appassionate dell’ambiente. Un anno ho imparato a condividere la mia passione. Un anno ho imparato cosa significasse l’eSports. Un anno ho imparato a costruirmi una seconda famiglia.

L’evento del 2017, conclusosi pochi giorni fa, mi ha insegnato a dare importanza al passato e a vivere gli intensi cambiamenti con spensieratezza. Quando sono ritornata alla vita di tutti i giorni la sensazione che ho provato è stata quella di rinascita ma una rinascita di contenuto affidatasi alla memoria e alle “battaglie” combattute fino ad ora.

L’organizzazione dell’evento non è stata eccellente, difatti dal punto di vista logistico e tecnico ha mostrato alcune pecche ma essendo la prima volta in cui si è tenuto a Rho Fiera Milano si può perdonare tutto, o quasi. Ciò che più mi ha stupita in questa edizione del GW è stata l’importanza data al settore eSports e alla presenza di personaggi illustri poco correlati al mondo videoludico. I titoli presentati, per concludere questa stagione ed iniziare la prossima in grande stile, sono stati notevoli anche se la mia passione mi ha portata a concentrarmi maggiormente su Call of Duty: War Wolrd II e ad assaltare letteralmente lo stand Activision, ma per parlare di questo balzo emozionante nel passato ci sarà tempo.

Questo nuovo ricambio di persone e interesse significa che qualcosa in Italia si sta muovendo? E’ una domanda che mi pongo spesso ultimamente.

Sono anni che come la piccola fiammiferaia guardiamo il panorama eSports estero desiderando, sperando e sognando che la stessa importanza verso l’organizzazione di eventi di settore venga messa anche nella nostra penisola sognatrice a forma di stivale.

Certamente non ci manca la passione e le community attive ma il vero investimento è stato fatto, in concreto, soprattutto questo ultimo anno. La costruzione della Personal Gamer Arena, al Milano Games Week 2017, è stato allo stesso tempo l’inizio e il culmine di un percorso per dare la giusta dignità a una realtà in continua crescita.

La Personal Gamer Arena si è palesata a noi spettatori come un anfiteatro sacro dove poter assistere a battaglie epiche tra pro gamers sui migliori titoli in circolazione. E’ riuscita con il clima suggestivo e le esplosive iniziative a trasformare i visitatori ignari in Alice nel paese delle meraviglie.

In questa grande mecca dell’eSports italiano, credo di aver assistito al miglior spettacolo di apertura per un torneo competitivo. Considerando che il gioco in questione era League of Leggends, uno dei titoli più giocati al mondo, si può ben capire il perché.  Appena iniziato lo spettacolo il rumore primitivo dei tamburi e le coreografie potenti, forti e incisive mi hanno trasportata in un mondo alternativo dove le contraddizioni e i pregiudizi verso il mondo dei videogiochi non sono altro che mere insinuazioni senza fondo e senza seguito.
La sorpresa più grande è stato vedere accanto ai Caster officiali degli eventi videoludici personaggi come Guido Meda, telecronista della Moto Gp, e Pierluigi Pardo, conduttore della trasmissione Tiki Taka, pronti a cercare di entrare nella forma mentis di coloro che mangiano quotidianamente pane, marmellata e eSports, cercando di sensibilizzare le persone verso questo nuovo ambiente fatto di circuiti e tanta passione.  Inoltre non solo coloro affini al mondo dello sport hanno partecipato numerosi all’edizione del Milano Games Week 2017. Infatti il mondo della musica ha preso a cuore la crociata dei geek e si messo a disposizione per aiutare a trascinare l’occhio curioso delle persone sul quella che penso sia stata una delle fiere dei videogiochi italiana migliore dal punto di vista umano e della partecipazione.

Da un po’ di tempo a questa parte si parla del 2017 come di Anno Zero per l’eSport italiano. Un simbolico anno in cui tutto prende vita e le idee si concretizzano. Ma sono del pensiero che non sia davvero considerabile come anno zero. Nella mia piccola esperienza in questo ambiente posso dire che di battaglie ne sono state combattute e il ricordo del passato aleggia sopra le nostre teste come una protezione da coloro che in questo mondo non credono davvero. Quindi in fin dei conti l’Anno Zero non rappresenta l’inizio di tutto ma un periodo di calma dove le persone si aiutano e non si fanno guerra. Un periodo in cui i sogni di quelli che una volta erano considerati nerd senza un futuro possono prendere vita e incantare, portando in Italia una nuova realtà e un possibile terreno fertile per investimenti, se lo vogliamo vedere su un piano meramente economico.

Blonde, 8 ottobre 2017